Web content management system

Scritto da Luciano Vernaschi

6 set
2010

cms webI CMS (Content Management System) sono programmi per la creazione e l’aggiornamento dei contenuti mediante un’interfaccia evoluta.
Formano una categoria molto articolata in cui convivono prodotti free open source (Drupal, Joomla, Wordpress..) soluzioni enterprise (Microsoft SharePoint, IBM Websphere Portal…) e prodotti sviluppati dalle web agency.
La scelta del CMS dipende da molte variabili, (al primo posto metterei obiettivi, competenze, budget..) e non è possibile affermare che un CMS sia migliore degli altri tout-court. Un’organizzazione multinazionale potrebbe usare un CMS “Enterprise” con funzioni di gestione evoluta del workflow, dei gruppi e della documentazione; una scuola forse sceglierebbe un CMS gratuito per ridurre i costi di licensing mentre i prodotti sviluppati dalle web-agency in genere sono più efficienti per realizzare progetti di comunicazione e marketing professionali potendo garantire completa libertà creativa e rispetto dei tempi.

Il CMS di Arscolor Interactive è nato intorno all’anno 2000 per soddisfare le richieste dei clienti che desideravano strumenti per poter gestire autonomamente i propri presidi web senza alcun limite nel design dell’interfaccia.
La prima versione del CMS aveva feature limitate e il carico di lavoro che era in grado di reggere era commisurato alle esigenze del tempo.
A distanza di pochi anni e centinaia di website, il CMS si è evoluto fino a ciò che è oggi: un colosso in grado di ospitare e servire una grande quantità di siti, di cui alcuni con decine di migliaia di pagine.
Il segreto del successo di questo CMS è molto semplice: è basato su una buona idea.


Il target

Il nostro CMS è destinato prevalentemente allo sviluppo di presidi online per il marketing e la comunicazione. Il cliente tipico è la funzione marketing.
Può essere usato per sviluppare corporate/brand/product website, advgame, siti in flash e interattivi. E’ possibile integrarlo con sistemi gestionali, documentali o a qualsiasi banca dati di conoscenza aziendale.
Al momento è utilizzato da aziende e organizzazioni di primaria importanza nazionale e internazionale.


L’idea vincente

In genere l’efficienza di un CMS è proporzionale alla sua verticalità; significa che quanto più il CMS nasce per risolvere una precisa esigenza, tanto più sarà veloce nel farlo.
La peculiarità del CMS di Arscolor Interactive risiede nella possibilità di sviluppare una personalizzazione molto spinta che prevede un’interfaccia su misura per ogni website.
Per esempio, se nel sito c’è una sezione per gli eventi, in quella sezione il cliente sarà guidato a inserire gli eventi con richieste specifiche: data dell’evento, luogo, foto, testo descrittivo eccetera. Nella sezione prodotti sarà possibile inserire le categorie, con dentro i vari prodotti, di cui si dovrà specificare nome, codice, immagini, accessori e così via. Naturalmente, questi sono solo esempi, ma permettono di capire come mai i clienti si trovano così bene con questo CMS.

La sfida tecnica

Al momento l’installazione centrale del CMS ospita 140.000 pagine. Tutte insieme perché, per fortuna, è un CMS a installazione singola: i siti sono separati, ma la base dati e l’interfaccia di gestione dei dati sono uniche, il che ci permette di gestirne facilmente gli aggiornamenti. La sfida tecnica, però, è notevole: ogni volta che la quantità di informazioni e di visite ai siti ha raggiunto una nuova massa critica, è stato necessario un intervento, quasi mai di tipo hardware (usare un server più potente), più spesso di tipo software, per ottimizzare le prestazioni.
La piattaforma

Uno dei passi avanti più importanti, dopo alcuni anni di onorato servizio, è stato quello di abbandonare la piattaforma iniziale (Coldfusion) e passare a ASP.NET. Il vantaggio principale è la gestibilità del codice: il controllo diventa totale, così gli sviluppi continuano senza problemi anche dopo anni.
Il database

Il database è forse il componente più “sorvegliato”, perché un piccolo cambiamento può portare a incrementi di prestazioni ragguardevoli. Così, per lungo tempo abbiamo effettuato interventi di tuning su indici e stored procedure. Ora la situazione sembra essere stabile.
La cache

Il database può essere ottimizzato quanto si vuole, ma se le query sono troppe non c’è via di scampo. Uno degli interventi più importanti è stato quello di creare una cache ad hoc per il CMS: ASP.NET ha già la sua cache, ma purtroppo non era adatta, soprattutto perché i clienti si aspettano di vedere immediatamente l’esito delle loro modifiche, quindi non c’è timeout che tenga. La nuova cache ha avuto anche un costo hardware, perché richiede parecchia RAM sui server, ma l’incremento delle prestazioni è stato risolutivo. Anche qui le ottimizzazioni sono state tante nel corso del tempo, e probabilmente non sono ancora finite.
La sfida di contenuto

I progressi tecnici sono solo la base per continuare a lavorare. Il prodotto deve essere evoluto per restare al passo coi tempi. Nell’ultimo anno si è lavorato sulle caratteristiche SEO per favorire il posizionamento sui motori di ricerca. Gli interventi sono stati molti, e non sono ancora finiti: miglioramento delle URL, introduzione di parametri appositi e altri interventi meno visibili ai clienti, ma comunque significativi.
Ad oggi possiamo affermare che il CMS permette di ottenere grande visibilità sui motori di ricerca, spesso sopravanzando concorrenti.
Il futuro

L’evoluzione del CMS di Arscolor Interactive è molto rapida in accordo con le dinamiche del mercato di riferimento della società. Il prossimo aggiornamento prevederà il miglioramento dell’integrazione con i social network, trasformandola da una caratteristica dei singoli siti a una feature del nucleo centrale del CMS.
Se desiderate approfondire il problema non esitate a contattarci, approfitto per segnalare questo sito che offre una comparazione fra i cms più famosi CMS Matrix .
Ciao, Luciano.

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formazione a distanza

Nella complessa situazione economia odierna le aziende si trovano sempre più ad affrontare nuove sfide.

La crescente concorrenza in un mercato globalizzato, la riduzione delle risorse aziendali, la rapida evoluzione della tecnologia, l’assunzione e il trattenimento di persone qualificate sono solo alcune di queste sfide. Inoltre le società sono costrette a mostrare i risultati in tempi brevi indipendentemente dalle condizioni esistenti.

In passato le imprese hanno visto la formazione come un costo necessario piuttosto che un investimento. Oggi invece, in risposta a tali sfide, le aziende stanno iniziando a considerare la formazione come un investimento, a partire dalle proprie strategie di pre e post vendita.

Un modo per dimostrare il valore del training in termini finanziari è quello di misurare il ritorno sull’investimento (ROI) dei programmi di formazione.

L’e-learning è un modo efficace ed economicamente efficiente per fare formazione al personale, ridurre le spese, aumentare la competitività e migliorare il rendimento degli investimenti dedicati alla formazione.

Poiché il costo è minore e l’impatto è più veloce il ROI è praticamente immediato, con l’e-learning:

  • non c’è bisogno di sottrarre il personale al proprio lavoro, quindi nessuna perdita di produttività
  • gli studenti hanno accesso alla formazione 24 / 7
  • non vi sono spese di viaggio
  • non ci sono problemi organizzativi derivanti da dimensioni delle aule, disponibilità di istruttori o dislocazione degli studenti

Grazie all’e-learning il rendimento degli investimenti è quasi immediato, perché quando gli studenti completano un corso on-line sono più consapevoli dei proprie possibilità e/o credibili davanti ai clienti, e questo contribuisce a renderli più efficaci nel proprio lavoro.

Calcolare il ROI dell’e-learning
di Kevin Kruse, e-learning guru

L’analisi del ritorno dell’investimento (ROI) afferma semplicemente la redditività, in termini percentuali, del capitale investito in formazione.

ROI annuale = (Beneficio – Costi) / Costi x 100

dove

Beneficio = incremento annuale  delle vendite
Costi = investimento annuale in e-learning

Se desideri avere una demo dei nostri servizi di e-learning e verificare i progetti su cui abbiamo lavorato, puoi cliccare qui.

A presto,

Ivan.

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Sul futuro di internet

Scritto da Stefano Iotti

26 ago
2010

stefano-iottiInternet sta cambiando forma, e d’altra parte non potrebbe essere diverso. E’ un medium la cui intelligenza risiede nelle applicazioni, sviluppato per evolvere favorendo le mutazioni che si manifestano sul suo perimetro.
Anche nel mese di agosto non sono mancati gli annunci che rilevano il cambiamento , su tutti cito il documento Google-Verizon sull’ open internet, il pezzo di Chris Anderson e Michael Wolff sulla morte del web e l’epitaffio del libro cartaceo scritto da Nicolas Negroponte; notizie differenti legate da una sottile relazione. Questa relazione è il futuro di internet.

Vediamo qualche argomento utile per stimolare una riflessione.

Primo argomento: LA TELEVISIONE
Ero convinto che l’aumento del tempo destinato alla consultazione del web corrispondesse a una diminuzione di quello impiegato a guardare la televisione. Mi sbagliavo.
Una ricerca di Nielsen ci informa che nel primo quarto del 2010 il tempo impiegato a guardare la tv è aumentato. I dati si riferiscono al Nord America, ma credo siano comunque molto significativi .

Il grafico che vedete qui sotto è sviluppato da Cisco e mostra la ripartizione del traffico internet negli Stati Uniti negli ultimi 20 anni .

futuro di internet

Come è noto, Internet è una rete che può trasportare differenti servizi di cui il web e la email sono solo due esempi. Ciò che risulta dal grafico è il calo della percentuale di traffico web e l’aumento di quello destinato al video.
Il pubblico ama la televisione e i video ne rappresentano la quintessenza. E’ scontato prevedere che la banda larga farà sì che i video diventino la maggioranza dei contenuti veicolati da internet, presto tutti i principali attori offriranno una propria soluzione di ipTV a pagamento.

Secondo argomento: L’INDUSTRIA DEI CONTENUTI
C’è un grande cambiamento in atto nell’industria dei contenuti in quanto il passaggio dall’analogico al digitale e la diffusione dell’accesso a internet comporta la revisione dei modelli di business di editori, major discografiche e cinematografiche.
La capacità attentiva degli utenti è risorsa scarsa, mentre il volume di contenuti sta aumentando a dismisura, questo si traduce in un cambiamento dell’equilibrio domanda / offerta e nella conseguente ricerca di un nuovo equilibrio.
In sostanza, si tratta di capire quale sia il modo per fare pagare i contenuti. E qui arriviamo al terzo argomento.

Terzo argomento: I DEVICE MOBILI
In breve tempo i dispositivi mobili diventeranno lo strumento più comune per accedere alla rete, la posta in gioco è molto alta ed è proprio sul terreno della mobilità che si definiranno i prossimi assetti tecnologici e commerciali e, in buona sostanza, il futuro di internet.
iPhone ha fatto scuola, ha avuto successo grazie alla capacità di Apple di sviluppare un device capace di offrire una user experience mai vista prima e di innovare il modello distributivo attraverso l’Apple Store: un controllo a maglie strette della filiera distributiva del software e contenuti.
Il gioiello dell’Azienda di Cupertino è soltanto il primo esemplare di una nuova razza di cui presto non potremo più fare a meno, questi device creano la stessa dipendenza del pacchetto di sigarette, della caffeina o di altre sostanze.
Google grazie ad Android si candida ad essere il principale avversario di Apple; Nokia/Symbian, Blackberry stanno velocemente colmando il gap dovuto a tecnologie sviluppate intorno a differenti concetti (telefonia il primo e email il secondo) e altri arriveranno presto.

Riprendiamo gli ultimi due argomenti: l’industria dei contenuti e i device mobili. La prima parola che mi viene in mente è mobile-app, se avete un iPhone sapete di cosa parlo; sono le applicazioni create per essere installate sui disposiivi mobili. E’ un modo alternativo al browser per accedere ai contenuti disponibili in rete. Esistono app per leggere i giornali, per accedere ai social media, per fare acquisti, ce ne sono di gratuite e a pagamento.
Le app piacciono all’utente perchè sono facili da usare, ma la loro principale utilità sta nella possibilità di controllare la distribuzione dei contenuti in modo da retribuire major, editori e, soprattutto, i distributori stessi.
Uno dei motivi a cui dobbiamo la diffusione delle mobile-app è la difficoltà di navigare sul web con i piccoli schermi degli smartphone, le ridotte dimensioni non permettono un’esperienza di navigazione soddisfacente perché le interfacce web sono generalmente sviluppate per pc o laptop di più ampie dimensioni.
Lo stesso iPhone, pur ottimo prodotto, non supporta Flash e pertanto non può offrire un’esperienza compiuta di navigazione.
Nel prossimo futuro le interfacce dei siti internet saranno ridisegnate per consentirne l’utilizzo corretto anche da parte dei device mobili, tuttavia le app si diffonderanno e diventeranno il metodo principale per accedere ai contenuti a pagamento.

Non vorrei farla troppo lunga, ma da qualunque parte la si guardi, che sia l’internet delle mobile-app “a scatola chiusa” o quella a due velocità evocata da Google-Verizon, il futuro della rete passa attraverso un’evoluzione che renda più semplice monetizzare i contenuti… non escludendo una possibile separazione fra il “web free” e quello “a pagamento”. Una procazione? Forse, però provate ad immaginare internet divisa in due parti: l’una libera e frequentata da utenti anonimi, l’altra a pagamento e abitata da utenti necessariamente censiti e paganti.
Se voi foste nei panni di Google, Telecom o il Corriere della sera, dove preferireste investire?

Stefano.

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Come NON si costruisce la reputazione online

Scritto da Maurizio Menniti

13 ago
2010

brand reputation

La reputazione online si misura in termini quantitativi in base ai link che ricevi. Un algoritmo inventato da Google che si chiama Page Rank, più link ricevi più il tuo Page Rank aumenta e quindi sei popolare. Tutto basato su una formula matematica intorno alla quale girano capitali senza fine. Investimenti a breve e lungo termine, il tutto per far accrescere la propria reputazione online, avere più amici e/o più fan.

Ma quanto valgono i fan? Quanto valgono gli amici in rete? Molto bello questo passaggio del post perché tutti cercano di creare una propria reputazione online grazie all’alto numero di amici che si ha, più amici hai più sei figo ed influente, soprattutto i grossi brand si scannano per creare pagine piene di fan (riprendo un post di Stefano sull’argomento).

Per rispondere alla domanda di cui sopra vorrei raccontare la fantastica campagna che ha fatto Burger King: la nota catena di fast food ha deciso di regalare un Wrapper (il suo panino più famoso, l’equivalente del Big Mac per il Mac Donald’s) a chi cancellasse 10 amici dal suo profilo. La campagna voleva dimostrare in tono ironico che un Wrapper vale più di 10 amici. Infatti è stato un successone, migliaia di clienti si sono presentati facendo vedere le cancellazioni e il risultato è stato: vendo 10 amici per un panino gratis.

Tutto questo per dire cosa: semplicemente per diffidare di chi propone campagne per incrementare i propri fan, diffondere il passaparola tra gli utenti. Niente da fare, è tutto falso! Si sta sviluppando un business che ha degli effetti collaterali disastrosi. Mi spiego meglio con un esempio: io sono un utente che in rete sono attivo da anni, ho un blog seguito, twitto, sono su Facebook con moltissimi amici, ecc. ecc. Prendo questa mia rete di contatti e la uso per fare del business (sono davvero molto pochi quelli che ancora ci sono riusciti) proponendo alle aziende contatti, fan, passaparola, infiltrazioni, ecc.

Io quindi ti suggerisco una pagina a te che sei mio amico e ti chiedo di fare altrettanto con i tuoi amici. Risultato? Ricevo inviti giornalieri a diventare fan di pagine di cui non mi interessa proprio nulla e che è altrettanto evidente che non interessano neanche a chi me le manda (che interesse avrebbe nel diventar fan della pagina del porta ombrelli tal dei tali). Risultato del risultato? Ne ricevo talmente tante di queste segnalazioni che ho disabilitato alcuni “amici”, nel senso che ho cambiato le impostazioni privacy e quindi non vedo più i loro post pur rimanendo amici. Ma questo mi spiace tantissimo perché le cose che avevano da dire loro personalmente mi interessavano davvero, ma quelle che dicono per le aziende che li pagano per farlo, molto molto meno.

Niente di più triste davvero! Si perché tutto questo corrompe la rete, fa si che un utente non sappia più se una recensione sul web sia vera oppure scritta dopo aver preso un compenso da un’azienda. Un’arma da utilizzare è quella di cercare altre fonti, confrontare le notizie, verificarle. Che fatica però!
Mi chiedo se tutto questo valga la pena per le aziende, destinare del budget per avere fan falsi destinati a cadere nell’oblio dei responsabili marketing una volta che la campagna di “buzz” di 6 mesi sia terminata… Oppure se non valga la pena di fare qualcosa di più strutturato, aprirsi al mercato e accogliere tutti i suggerimenti che arrivano dalle persone. Casi storici in questo senso sono stati quelli della Fiat 500 che ha messo a disposizione una piattaforma per tutti quelli che volevano dire la sua sulla nuova 500 (che poi ovviamente è stato un successo clamoroso), o quello che sta facendo Wired Italia (noto magazine con core sulla tecnologia) che ha chiesto a tutti i suoi lettori di contribuire alla realizzazione del suo nuovo sito, proponendo creatività, proposte, idee, ecc. con un team dedicato che filtrerà il tutto e attuerà solo le idee migliori.

Ovviamente sarà un successo, perché è un progetto che viene dalla rete per la rete e prevede la partecipazione della rete, che poi sono anche consumatori… Non può essere altrimenti!

Maurizio Menniti

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Farsi pubblicità non è mai stato così facile

Scritto da Simona Stefani

10 ago
2010

simonaLeggendo il titolo può venire in mente l’intenzione di pubblicizzare un prodotto al fine di venderlo. Ma il termine FARSI PUBBLICITA’ è mutato negli anni arrivando ad essere applicabile anche alle persone .

Detto così, lo so, non suona bene anche perché il solo pensiero di fare pubblicità a sé stessi può sembrare strano: siamo persone non prodotti !
Eppure la tentazione è forte, oggi grazie agli strumenti messi a disposizione dal web 2.0 è possibile darsi visibilità con pochissimo sforzo.

Uno strumento molto utile ai fini della self-promotion è il “famigerato” blog… una delle invenzioni più grandi di questi ultimi anni.
Spero non penserete che esageri .

Grazie ai blog chiunque, ha la possibilità di creare uno spazio che sia solo suo. Uno spazio che con pochi click si può facilmente personalizzare, e popolare con i contenuti, immagini, link, foto e video che più ci aggradano.
Possiamo dare al nostro blog la direzione che vogliamo: può essere personale, parlare di un tema ambientale piuttosto che politico. Il blog può essere addirittura professionale.

Ci sono molte aziende che ne hanno compreso la potenzialità e riescono a sfruttarla a loro vantaggio. Un blog semplice ed efficace può essere la migliore pubblicità.
Ritengo che questo strumento sia estremamente bello e democratico soprattutto perché, in questi periodi di crisi, anche le piccole aziende possono avere il loro posto nel web (che al giorno d’oggi è essenziale), più facile da trovare e più visibile certo di un cartellone per strada.

Non dimenticatevi di prestare attenzione a ciò che scrivete, perché non c’è niente di peggio che farsi pubblicità scadente…. I vostri concorrenti di certo ne trarrebbero vantaggio, quindi non bisogna mai esitare a chiedere un parere a chi è esperto e vive di marketing.

Sul tema del “personal brand” segnalo l’articolo di Stefano “personal brand e memoria digitale

Detto questo concludo con un augurio di buona giornata, e che il blog sia con voi!

Simona Stefani

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