Dopo alcuni post in clima vacanziero, torniamo sul pezzo e ancora una volta parliamo di Web2.0 ed in particolare di uno degli ultimi nati, Spock.
Spock è l’acronimo di “single point of contact (by) keyword” e si propone come motore di ricerca per le persone. L’idea di base è molto semplice e nello stesso tempo non priva di genialità (come gran parte dei successi Web2.0): la maggior parte delle ricerche effettuate nei motori di ricerca hanno come oggetto persone, ma i risultati restituiti sono spesso disaggregati, incerti e non sappiamo quanto affidabili; da qui l’idea di creare un motore di ricerca che aggreghi in modo facilmente leggibile tutti i dati relativi alle persone in diverse categorie (tag, link, news, immagini, ecc.) con la possibilità che i partecipanti stessi votino ciascun item per commentare la sua rilevanza. I dati possono anche essere aggiunti, per cui è possibile ad esempio uplodare una propria foto oppure un link per il proprio profilo o per profili di altre persone.
Come in ogni tool Web2.0 che si rispetti, Spock mira a creare una rete di relazioni per cui è possibile associare al proprio profilo (e a quello degli altri) relazioni “trusted” così come è possibile in qualunque momento eliminare qualcuno dalla propria rete di utenti trusted.
In un certo senso Spock fa quello che già faceva LinkedIn ma va oltre (tanto che Spock ingloba gli utenti di LinkedIn) e permette di ottenere informazioni sulle persone attraverso la rete. Le potenzialità di certo non mancano ed in parte condivido l’entusiamo di Tim O’Reilly nel giudicarlo un mezzo da tenere d’occhio.
Se fossi un selezionatore di nuove risorse umane sicuramente lo utilizzerei pesantemente ed in questo senso ha il vantaggio di essere un mezzo molto anarchico, in cui trionfa l’immagine che di una persona hanno gli altri e non quella che la persona stessa vuol far passare. Tuttavia proprio questo ultimo aspetto mi inquieta: come la gran parte degli strumenti Web2.0 anche Spock necessita di un serio ragionamento sulla privacy perché potenzialmente qualunque utente potrebbe modificare attraverso voti e caricando immagini, tag, relazioni, ecc una visione del privato che magari non sono disposta a dare. Si potrebbe obiettare che questo utente può essere diffidato e che le policy di Spock sono molto chiare a questo proposito. Anche questo è sicuramente vero, ma mettere la mia immagine in mano alla rete mi fa paura e non riesco a condividere il cieco ottimismo che la volontà di collaborazione possa portare solo buoni frutti. Nella stragrande maggioranza dei casi è così, ma credo che si debba lasciare anche alle persone la possibilità di dire “NO, io non voglio esserci”. Certo non si può cancellare la propria presenza dalla rete, ma si può evitare di alimentarla ulteriormente.
In ogni caso quella che vediamo oggi è ancora una versione Beta che probabilmente verrà migliorata e in un certo senso credo anche limitata, pur rispettandone lo spirito originale di motore di ricerca e connessione.
E voi, cosa ne pensate?
Laila Magrosa